Fotovoltaico nei parcheggi: da oggi la norma italiana fa sul serio. L’Europa come si muove?
Pubblicato il 10 agosto 2026 | Categoria: Fotovoltaico, Normativa energetica, Mobilità elettrica
Dal 3 agosto 2026 è pienamente applicabile il Decreto Legislativo 9 gennaio 2026, n. 5, che recepisce la direttiva europea RED III sulle energie rinnovabili. Tra le novità meno raccontate c’è un cambio di prospettiva su dove installare il fotovoltaico: il decreto esclude gli impianti a terra dal computo delle quote obbligatorie di rinnovabili e spinge invece l’installazione su tetti, componenti edilizie integrate e “pertinenze” degli edifici — tettoie dei parcheggi comprese. È il tassello più recente di un tema su cui il resto d’Europa si muove già da anni, con esiti molto diversi tra loro: chi ha reso l’obbligo legge, chi lo sta ancora costruendo, chi ha scelto di lasciarlo su base volontaria. Vediamo cosa cambia in Italia, come si comportano gli altri paesi, e perché la convenienza economica di coprire un parcheggio di pannelli solari non è mai così scontata come sembra.
Cosa cambia in Italia da oggi
Il D.Lgs. 5/2026 non impone direttamente ai gestori di parcheggi di installare pannelli solari: cambia gli incentivi. Chi vuole far valere la propria produzione fotovoltaica ai fini delle quote nazionali di rinnovabili ha ora convenienza a farlo su coperture esistenti — parcheggi inclusi — piuttosto che a terra, dove il nuovo impianto normativo penalizza il consumo di suolo agricolo.
A questo si affianca il Decreto Legislativo 190/2024, che aveva già semplificato le procedure autorizzative per impianti fotovoltaici fino a 10 MW integrati in edifici esistenti o loro pertinenze, comprese le aree di parcheggio scoperte. È un alleggerimento burocratico che riduce tempi e costi di sviluppo, anche se non obbliga nessuno.
Il vero spartiacque arriverà con il recepimento italiano della direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), che a livello europeo impone l’installazione di pannelli solari su tutti i nuovi parcheggi coperti fisicamente adiacenti a edifici entro dicembre 2029. Il recepimento nazionale è atteso nel corso del 2026, ma al momento non è ancora legge. Nel frattempo, un disegno di legge del senatore Antonio Trevisi, depositato nell’aprile 2024, propone agevolazioni fiscali dedicate alle pensiline solari e procedure semplificate per i parcheggi scoperti: è tuttora fermo in commissione, senza calendario di discussione noto.
In sintesi, da oggi l’Italia ha un impianto normativo che incoraggia con decisione il fotovoltaico sui parcheggi, ma non lo impone ancora. È una fase di transizione che assomiglia, con qualche anno di ritardo, a quella attraversata da altri paesi europei prima di arrivare a un obbligo vero e proprio.
Come si muove il resto d’Europa
Il panorama europeo è tutt’altro che uniforme, e proprio per questo è istruttivo per capire cosa potrebbe succedere in Italia nei prossimi anni.
| Paese | Obbligo | Soglia | Scadenze | Sanzioni |
|---|---|---|---|---|
| Francia | Sì (Loi APER, dal 2022) | Parcheggi ≥ 1.500 m² | Luglio 2026 (>10.000 m²) / Luglio 2028 (1.500-10.000 m²) | 20.000-40.000 €/anno |
| Slovenia | Sì | Parcheggi nuovi/ristrutturati ≥ 1.000 m² | In vigore | Non specificate nelle fonti consultate |
| Germania | Sì, a livello di Land | Variabile (Baden-Württemberg, Nord Reno-Vestfalia, Schleswig-Holstein, altri) | Variabile per regione | Variabile per regione |
| Regno Unito | No (volontario) | — | Future Buildings Standard come guida | Nessuna |
| Italia | No (incentivato, non imposto) | — | EPBD: recepimento atteso 2026, obbligo UE al 2029 | Nessuna |
La Francia è il caso più maturo: obbligo in vigore dal 2022, prime scadenze già a luglio 2026 per i parcheggi più grandi, sanzioni pesanti per chi non si adegua — fino a 40.000 euro l’anno, applicate ogni anno fino alla messa a norma, oltre al blocco di autorizzazioni ed estensioni. È anche il paese che mostra più chiaramente le difficoltà pratiche di un obbligo uniforme: tra studio di fattibilità, finanziamento, autorizzazioni urbanistiche e cantiere servono in media circa 18 mesi, e molte imprese arrivano alle scadenze in affanno.
La Slovenia ha adottato un impianto simile per i parcheggi di nuova costruzione o ristrutturati sopra i 1.000 m². La Germania procede invece per via regionale: diversi Länder — Baden-Württemberg, Nord Reno-Vestfalia, Schleswig-Holstein tra gli altri — hanno introdotto propri obblighi con soglie e tempistiche differenti, in assenza di una legge federale unica.
Il Regno Unito ha scelto una strada diversa, ed è il caso più interessante perché mostra il rovescio della medaglia. Dopo che l’allora Energy Secretary Ed Miliband aveva proposto di rendere obbligatorie le pensiline solari nei nuovi grandi parcheggi, il governo ha aperto una consultazione pubblica nel maggio 2025, raccogliendo 125 risposte da imprese e associazioni di categoria, e ha deciso nel maggio 2026 di non procedere con un obbligo nazionale. Non è stata una bocciatura del principio — la maggior parte dei rispondenti era d’accordo sull’obiettivo di decarbonizzazione — ma una scelta guidata da problemi pratici: il principale oppositore, l’associazione di categoria Energy UK, ha sottolineato come un’unica regola calata dall’alto non possa funzionare su parcheggi troppo diversi tra loro per dimensioni e, soprattutto, per capacità di connessione alla rete elettrica locale. Il governo ha preferito spostare risorse e priorità sull’espansione della ricarica elettrica (obiettivo: 300.000 punti di ricarica pubblici entro il 2030), lasciando i parcheggi solari come iniziativa volontaria sostenuta al massimo dal Future Buildings Standard, una guida tecnica non vincolante.
Vantaggi e svantaggi economici: perché la convenienza non è mai scontata
I numeri macro raccontano una storia positiva. Dal 2024 l’energia solare è, in molte aree UE, circa il 41% più economica della fonte fossile più conveniente. Nel Regno Unito si stimava fino a 28.000 sterline di risparmio annuo in bolletta per un parcheggio aziendale da 80 posti, e il park-and-ride di Leeds — uno dei casi più citati nel dibattito britannico — produce circa 852.000 kWh l’anno, compensando 471 tonnellate di CO2 con un ritorno sull’investimento delle colonnine di ricarica in meno di dieci anni.
I vantaggi, in sintesi:
- Si sfrutta una superficie già impermeabilizzata, senza consumare terreno agricolo.
- L’ombreggiamento riduce il surriscaldamento dei veicoli e migliora il comfort.
- L’integrazione con colonnine di ricarica elettrica crea un doppio beneficio: energia pulita e infrastruttura di ricarica nello stesso investimento.
- A regime, il risparmio in bolletta può essere significativo, soprattutto per attività con consumi diurni allineati alla produzione solare (centri commerciali, uffici, poli logistici).
Ma i numeri macro sono medie, e le medie nascondono un’enorme variabilità caso per caso:
Costi di connessione alla rete molto disomogenei. Un parcheggio in una zona con rete elettrica satura — un problema tutt’altro che raro anche in Italia, dove le richieste di connessione in alcune aree scontano tempi lunghi — può richiedere upgrade di rete che azzerano il vantaggio economico del progetto. Un parcheggio identico per dimensioni ma in un’area con rete capiente ha un ritorno sull’investimento completamente diverso.
Struttura di costo più alta del fotovoltaico a terra. Una pensilina solare richiede una struttura portante in acciaio dimensionata per resistere a vento e neve, fondazioni dedicate, e spesso opere di adeguamento dell’illuminazione e del drenaggio sottostanti. Il costo per kWp installato è tipicamente superiore rispetto a un impianto a terra o su tetto piano.
Tempi di realizzazione lunghi rispetto al ritorno atteso. L’esperienza francese lo dimostra: 18 mesi medi tra studio di fattibilità e messa in esercizio sono un tempo lungo per una PMI con margini contenuti, che immobilizza capitale su un investimento non sempre prioritario rispetto al proprio core business.
Il match tra produzione e autoconsumo non è garantito. Un parcheggio di un centro commerciale aperto sette giorni su sette assorbe l’energia prodotta di giorno molto meglio di un parcheggio uffici vuoto nel weekend. Senza accumulo o una utenza che consumi in linea con la produzione solare, una parte dell’energia va venduta in rete a condizioni meno favorevoli dell’autoconsumo, allungando i tempi di rientro.
È proprio questa eterogeneità — costi di rete, struttura, tempi, autoconsumo — la ragione tecnica più citata sia nell’esperienza francese sia nella scelta britannica di non procedere con un obbligo uniforme.
Cosa fare adesso
- Verificare la propria pertinenza alla direttiva EPBD. Se possiedi o gestisci un parcheggio coperto adiacente a un edificio, monitora il recepimento italiano atteso nel 2026: chi si muove in anticipo evita la corsa dell’ultimo minuto già vista in Francia.
- Valutare la fattibilità tecnico-economica sito per sito, non su medie di settore: la capacità di connessione alla rete locale è oggi il fattore che più incide sul ritorno reale dell’investimento.
- Sfruttare le semplificazioni già disponibili (D.Lgs. 190/2024) per impianti fino a 10 MW su pertinenze edilizie, anche in assenza di un obbligo, se il progetto è già economicamente sostenibile.
- Progettare l’impianto insieme a storage e ricarica elettrica, non come componente isolata: è il punto su cui la consultazione britannica ha insistito di più, ed è quello che massimizza l’autoconsumo.
- Considerare i tempi tecnici reali, non solo quelli teorici: tra studio di fattibilità, autorizzazioni e cantiere l’esperienza francese indica una media di 18 mesi. Chi pianifica oggi arriva pronto quando (e se) l’obbligo italiano diventerà legge.
Considerazioni finali
Il decreto entrato in vigore oggi non impone ancora nulla ai gestori di parcheggi italiani, ma segna con chiarezza la direzione: il fotovoltaico sulle coperture, pensiline comprese, diventa sempre più conveniente da realizzare anche senza esservi obbligati. Guardando al resto d’Europa, la lezione è duplice. Da un lato la Francia dimostra che un obbligo scritto bene funziona, ma richiede tempi tecnici realistici e strumenti di supporto per le imprese meno pronte, pena sanzioni pesanti e progetti rincorsi in affanno. Dall’altro il Regno Unito dimostra che imporre una regola uniforme su siti troppo diversi tra loro — per dimensioni, rete elettrica, uso — rischia di essere controproducente se non è calibrata caso per caso.
Per le imprese italiane, il messaggio pratico è che conviene iniziare la valutazione tecnico-economica ora, prima che l’obbligo diventi legge: aspettare, come insegna la Francia, significa spesso pagarlo più caro.
Ing. Alessandro Zanini — Esperto di efficienza energetica e sistemi rinnovabili www.ingalessandrozanini.it | Intellienergia S.r.l.
Fonti:
- UK Government Delays Solar Carport Mandate as EV Charging Takes Policy Priority | Solar Power Portal
- UK Scraps Solar Car Park Mandate Over Cost Concerns | Briefs
- UK’s Mandate for Solar in Car Parks Scrapped Over Cost Concerns | Bloomberg
- Fotovoltaico sui campi o nei parcheggi: cosa dice davvero la normativa italiana | Ecoseven
- Parcheggi fotovoltaici: vantaggi e potenzialità | InfoBuild Energia
- Loi APER: quelles sanctions en cas de non-conformité aux obligations photovoltaïques? | Idex
- Pannelli solari per i grandi parcheggi? In Francia è legge | InsideEVs Italia