Nucleare, approvata la legge delega: cosa cambia davvero
Pubblicato il 28 settembre 2026 | Categoria: Normativa energetica, Transizione energetica, Mix elettrico
Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul “nucleare sostenibile”. Dopo quasi quarant’anni l’Italia torna ad avere un quadro normativo per la produzione di energia nucleare. Ma una legge delega non è un cantiere: fissa i principi, mentre le regole operative arriveranno con i decreti legislativi. In questo articolo vediamo cosa prevede il testo, quali tecnologie ammette, quali sono i tempi realistici e — soprattutto — cosa significa oggi per chi deve pianificare investimenti energetici.
Perché è una svolta (e perché non lo è ancora)
Il testo (DDL n. 1924 della XIX legislatura) è passato al Senato con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, dopo il primo via libera della Camera il 4 giugno 2026. Si chiude così un percorso che riapre una porta chiusa due volte dagli elettori: con il referendum del 1987, dopo Chernobyl, e con quello del 2011, dopo Fukushima.
Il punto chiave da capire è la natura dello strumento. Una legge delega non autorizza la costruzione di alcun impianto: incarica il Governo di scrivere, tramite decreti legislativi, le regole su costruzione ed esercizio degli impianti, combustibile, rifiuti radioattivi, disattivazione, fusione e riorganizzazione delle competenze. Il termine è di 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, con ulteriori 24 mesi per eventuali decreti correttivi. Al momento della redazione di questo articolo la legge risulta ancora in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
In altre parole: è stato definito il perimetro, non ancora il contenuto operativo. Siti, iter autorizzativo, modello di finanziamento e assetto dell’autorità di controllo sono tutti rimandati ai decreti.
Cosa prevede il testo
La legge si articola in cinque articoli. I contenuti principali:
| Tema | Cosa stabilisce la delega |
|---|---|
| Oggetto | Nucleare sostenibile, combustibile, disattivazione, rifiuti radioattivi, fusione, produzione di idrogeno da fonte nucleare |
| Programma nazionale | Un programma per lo sviluppo del nucleare sostenibile e della fusione, con criteri di approvazione e monitoraggio |
| Sicurezza e controlli | Riordino della vigilanza, con possibile istituzione di un’autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare, valorizzando l’attuale ISIN |
| Localizzazione | Possibile individuazione preventiva di aree idonee, consultazione dei comuni e compensazioni ambientali, territoriali o economiche a carico dei proponenti |
| Rifiuti | Disciplina di stoccaggio temporaneo e smaltimento definitivo; ammesse le autocandidature territoriali |
| Procedura | Intesa in Conferenza Unificata, parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari |
| Risorse | 20 milioni di euro l’anno nel 2027-2029, più 1,5 milioni (2026) e 6 milioni (2027) per campagne informative |
Sul fronte tecnologico il legislatore ha scelto la neutralità tecnologica: nessuna tecnologia è predeterminata, ma il perimetro indicato esclude i grandi reattori tradizionali e guarda a:
- SMR (Small Modular Reactors): reattori a fissione modulari, prefabbricati, di taglia fino a circa 300 MW per modulo;
- AMR (Advanced Modular Reactors): reattori di quarta generazione con refrigeranti alternativi all’acqua;
- Microreattori: unità compatte sotto i 20 MW;
- Fusione: ancora in fase sperimentale, con un programma di ricerca dedicato.
Tempi: quando potrebbe arrivare il primo kWh nucleare
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha indicato il 2033-2034 come orizzonte per i primi impianti operativi. È una previsione politica, non un impegno vincolante, e diversi osservatori la considerano ambiziosa.
Il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) delinea scenari con 8-16 GW di capacità nucleare al 2050, in grado di coprire l’11-22% della domanda elettrica nazionale, con un ingresso della fonte stimato intorno al 2035.
Una stima di chi scrive, da prendere come tale: sommando decreti attuativi, individuazione dei siti, licenziamento e costruzione, è ragionevole attendersi che il nucleare non dia un contributo significativo al sistema elettrico prima della seconda metà degli anni Trenta. E gli SMR, pur promettenti, hanno ancora pochi esempi in esercizio commerciale nel mondo.
I nodi ancora aperti
Il testo lascia irrisolte almeno quattro questioni che determineranno il successo o il fallimento dell’operazione:
- Siti: nessuna localizzazione individuata, né per gli impianti né per il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, fermo da anni;
- Finanziamento: la legge contiene una clausola di invarianza finanziaria e non definisce un modello di copertura dei costi; il nucleare è un investimento ad altissima intensità di capitale, quindi molto sensibile ai tassi di interesse;
- Autorità di controllo: resta da definire se e come nascerà la nuova autorità indipendente e con quali risorse;
- Consenso: resta aperta la possibilità di un nuovo referendum abrogativo, come già avvenuto nel 1987 e nel 2011.
Cosa significa per imprese, rinnovabili e accumuli
Il nucleare, negli scenari PNIEC, è pensato come complemento a rinnovabili, sistemi di accumulo e interconnessioni, non come alternativa. È una lettura che condivido: nel migliore dei casi il nucleare coprirà una quota di carico di base a partire dal prossimo decennio, mentre la domanda di energia a costo competitivo e decarbonizzata è di oggi.
Per un’impresa questo significa che la decisione di investire in fotovoltaico, BESS o efficienza energetica non deve essere rinviata in attesa del nucleare. I ritorni di un impianto fotovoltaico con accumulo si misurano in pochi anni; il nucleare, per il sistema Italia, si misura in decenni. Semmai, un mix futuro con una quota di produzione programmabile rafforza il ruolo della flessibilità: accumuli, gestione dei carichi e partecipazione ai servizi di rete resteranno centrali.
Cosa fare adesso
- Non congelare gli investimenti in rinnovabili e accumuli: il nucleare non inciderà sui costi energetici aziendali prima della metà degli anni Trenta.
- Monitorare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il calendario dei decreti legislativi: è lì che si capirà chi può investire e a quali condizioni.
- Valutare contratti di fornitura di lungo periodo (PPA) e autoproduzione per stabilizzare il costo dell’energia nell’orizzonte 2026-2035.
- Per le imprese energivore, seguire l’evoluzione dei modelli di partecipazione industriale ai futuri progetti SMR, che potrebbero includere forme di consorzio o contratti di acquisto dedicati.
- Per le amministrazioni locali, prepararsi alla fase di consultazione su aree idonee e compensazioni, che coinvolgerà direttamente i territori.
Considerazioni finali
La legge delega segna un cambio di rotta politico chiaro: l’Italia rimette il nucleare nel perimetro delle opzioni energetiche. Ma la parte difficile comincia ora, con decreti che dovranno sciogliere nodi rimasti irrisolti per decenni — siti, rifiuti, finanziamento, consenso.
Dal punto di vista di chi progetta impianti ogni giorno, il messaggio operativo è semplice: il nucleare è una scommessa di lungo periodo sul mix elettrico del Paese, non una soluzione ai costi energetici di oggi. Le leve concrete per le imprese restano efficienza, autoproduzione rinnovabile e sistemi di accumulo.
Ing. Alessandro Zanini — Esperto di efficienza energetica, sistemi rinnovabili e sistemi di accumulo (BESS) www.ingalessandrozanini.it | Intellienergia S.r.l. Metodo editoriale
Fonti:
- Ingenio — Nucleare, l’Italia cambia rotta: approvata la legge. E ora cosa cambia davvero?
- Energy CuE — Il Senato approva la delega sul nucleare: entro 12 mesi i decreti attuativi
- MisterLex — Nucleare sostenibile: via libera definitivo alla legge delega
- AGI — Il Senato approva il ddl sul nucleare. Cosa cambia e come funziona
- Euronews — Italia, ok definitivo al nucleare: approvata la legge delega
- Dequo — Cosa prevede la legge delega sul nucleare?
- Ecoseven — Ritorno del nucleare in Italia: tempi, tecnologie e nodi aperti
- Geopop — Ritorno al nucleare in Italia, facciamo un punto