Data center: reporting energetico obbligatorio dal 15 maggio 2026

Pubblicato il 24 agosto 2026 | Categoria: Efficienza energetica, Data center, Normative UE


Dal 15 maggio 2026 è scattata una nuova scadenza per gli operatori di data center europei: pubblicare annualmente, e trasmettere alla banca dati europea, una serie di indicatori chiave su consumi energetici, quota di energia rinnovabile utilizzata e recupero del calore di scarto. L’obbligo, introdotto dalla Direttiva europea sull’efficienza energetica (EED, 2023/1791), riguarda tutti gli impianti con potenza IT installata pari o superiore a 500 kW. Vediamo cosa cambia concretamente per chi gestisce o possiede questi impianti.


Perché questa scadenza conta

I data center non sono più un dettaglio tecnico nascosto dietro ai servizi digitali: secondo le stime della Commissione europea rappresentano oggi circa il 3% della domanda elettrica dell’Unione, con una proiezione che li porta al 3,2% entro il 2030. La crescita dell’intelligenza artificiale e del cloud computing sta accelerando questa curva, ed è proprio per questo che il legislatore europeo ha deciso di intervenire con obblighi di trasparenza mirati.

La logica è semplice: non si può gestire — né tantomeno ridurre — quello che non si misura. Per questo la Direttiva EED ha introdotto, all’articolo 12, un meccanismo di raccolta dati che non si limita alla singola azienda, ma alimenta una banca dati europea pensata per dare visibilità aggregata sulle prestazioni energetiche del settore in tutti gli Stati membri.

Va detto che l’obbligo non nasce oggi: una prima raccolta dati era già scattata il 15 settembre 2024, con un secondo giro il 15 maggio 2025. La scadenza del 15 maggio 2026 rappresenta quindi la terza tornata annuale, ma è quella su cui si concentra l’attenzione perché coincide con il momento in cui la banca dati europea diventa pienamente operativa come riferimento pubblico e aggregato, e la Commissione prevede di introdurre entro giugno 2026 un primo schema di rating a livello UE basato proprio su questi dati.


Cosa devono comunicare gli operatori

Gli obblighi si applicano a tre categorie di data center, senza eccezioni dimensionali oltre alla soglia di potenza: enterprise (data center aziendali a uso interno), colocation e co-hosting (multi-tenant). Gli indicatori richiesti — previsti dagli allegati della direttiva — coprono un ventaglio piuttosto ampio, che va ben oltre il semplice consumo in kWh:

AreaIndicatori principali
Energia e sostenibilitàConsumo energetico totale, PUE (Power Usage Effectiveness), WUE (Water Usage Effectiveness), quota di energia rinnovabile, recupero del calore di scarto (ERF/REF)
Condizioni operativePunti di regolazione della temperatura, livelli di ridondanza dell’impianto
Apparecchiature ICTEfficienza dei server (punteggi SERT) per le apparecchiature installate dopo il 6 giugno 2024
Traffico datiVolumi di dati in ingresso/uscita, dati archiviati ed elaborati su base annua
Anagrafica impiantoNome, ubicazione, titolare/gestore, tipologia di data center, data di messa in esercizio

Non si tratta quindi di un singolo numero da comunicare una volta all’anno, ma di un set strutturato di informazioni — circa una ventina di indicatori — che presuppone un sistema di monitoraggio energetico continuo e affidabile all’interno della struttura.

Come funziona la procedura

Il meccanismo di raccolta segue un percorso a due livelli. Gli operatori trasmettono i dati alle autorità nazionali competenti (in Italia il riferimento è il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con il supporto tecnico di ENEA e GSE per gli aspetti di monitoraggio energetico), che a loro volta li inoltrano alla banca dati europea dei data center. Da qui, una parte delle informazioni — in forma aggregata — viene resa pubblicamente accessibile, con l’obiettivo dichiarato di creare un quadro comparabile a livello UE.

Le scadenze operative da tenere a mente sono quindi:

  1. Raccolta e verifica interna dei dati relativi all’anno solare precedente (2025 per la scadenza 2026).
  2. Trasmissione alla piattaforma nazionale entro il 15 maggio di ogni anno.
  3. Consolidamento e trasmissione alla banca dati europea da parte dell’autorità nazionale.
  4. Pubblicazione aggregata a livello UE, con introduzione prevista di un rating comparativo entro giugno 2026.

Implicazioni per gli impianti di maggiori dimensioni

Per i data center con potenza superiore a 1 MW, la direttiva non si ferma alla sola rendicontazione: viene esplicitamente incoraggiata l’adozione del Codice di condotta europeo per l’efficienza energetica dei data center e l’implementazione di soluzioni di recupero termico verso reti di teleriscaldamento o utenze limitrofe. È un segnale chiaro: la trasparenza sui dati è il primo passo, ma l’obiettivo di medio termine — coerente con il traguardo UE di riduzione dell’11,7% dei consumi energetici finali al 2030 — è spingere il settore verso interventi strutturali di efficientamento, non solo verso l’adempimento formale.


Cosa fare adesso

  1. Verificare se la potenza IT installata del proprio data center raggiunge o supera la soglia dei 500 kW che fa scattare l’obbligo.
  2. Effettuare un audit del sistema di monitoraggio energetico esistente, per capire se è già in grado di misurare PUE, WUE, quota rinnovabili e recupero termico con la granularità richiesta.
  3. Se mancano contatori o sistemi di sotto-misura adeguati, pianificare per tempo l’installazione: i dati da riportare a maggio 2026 si riferiscono all’anno 2025, quindi ogni ritardo nella strumentazione si traduce in un buco nei dati storici.
  4. Individuare il referente interno (energy manager o EGE, se presente) responsabile della raccolta e della trasmissione dei dati alle autorità nazionali.
  5. Valutare, per gli impianti sopra 1 MW, un piano di recupero del calore di scarto: oltre all’adempimento normativo, può rappresentare un’opportunità economica concreta se nelle vicinanze esistono reti di teleriscaldamento o utenze termiche compatibili.

Considerazioni finali

L’obbligo di reporting energetico per i data center è un tassello di un disegno più ampio: portare trasparenza in un settore che è cresciuto rapidamente e che, complice l’espansione dell’intelligenza artificiale, continuerà a farlo. Non è ancora uno standard minimo di prestazione vincolante — quello arriverà, se arriverà, in una fase successiva, dopo la valutazione della Commissione — ma è comunque un passaggio che cambia le regole del gioco: chi gestisce un data center non potrà più considerare l’efficienza energetica un tema puramente interno.

Restano alcuni nodi da sciogliere, a partire dal livello di dettaglio con cui i singoli Stati membri recepiranno operativamente gli obblighi di trasmissione e dal grado effettivo di pubblicità che verrà dato ai dati aggregati. Per le aziende che gestiscono o ospitano data center, però, il momento di prepararsi è adesso: chi arriva pronto alla scadenza del 15 maggio 2026 evita di rincorrere i dati all’ultimo momento, e può iniziare a usare questi stessi indicatori come leva per pianificare interventi di efficientamento reali.

Per una valutazione della propria situazione rispetto agli obblighi EED, o per impostare un sistema di monitoraggio energetico conforme, potete contattarmi direttamente.


Ing. Alessandro Zanini — Esperto di efficienza energetica e sistemi rinnovabili www.ingalessandrozanini.it | Intellienergia S.r.l.


Fonti: